famiglia con neonato

Congedi parentali e riposi per allattamento

E’ notizia attuale che in Italia le nascite si riducono drasticamente di anno in anno. Complice la crisi economica e la carenza di un lavoro stabile, concepire un figlio diventa, per qualcuno, un’intenzione da mettere in atto nel prossimo futuro. Disincentivati dal fatto che un figlio sottrae tempo al lavoro, non sono rari i casi in cui la nascita di un bebè (o la semplice volontà) siano state fonti di discriminazione sul posto di lavoro, con danni nei confronti delle lavoratrici.
Eppure la legge garantisce il diritto di prendersi cura del proprio bambino nei primi giorni di vita, concedendo riposi per allattamento e congedi parentali retribuiti direttamente dall’INPS.

Congedi parentali: cosa sono e a chi spettano

Il congedo parentale è il diritto di una madre e di un padre di astenersi dal posto di lavoro (anche contemporaneamente) per assistere il proprio figlio entro i suoi primi 12 anni di vita e per un periodo complessivamente non superiore a 10 mesi, aumentabili ad 11 in specifiche circostanze.
Il congedo spetta sia ai genitori naturali che ai genitori adottivi o affidatari. In quest’ultimo caso i 12 anni decorrono dal dall’ingresso del minore nella nuova famiglia, a prescindere dall’età del figlio. Il congedo parentale può, in alternativa, essere frazionato ad ore, rimandando le modalità di fruizione alla contrattazione collettiva di settore.

Riposi per allattamento: cosa sono e a chi spettano

Il riposo per allattamento (o giornaliero) è un periodo di astensione temporanea dal posto di lavoro di una o due ore, a seconda della tipologia di contratto lavorativo. Le due ore, frazionabili anche nell’arco della giornata, spettano qualora l’orario sia superiore alle sei ore quotidiane. Il diritto al riposo per allattamento è garantito sia alla madre che al padre, anche nel caso di genitori adottivi o affidatari. Il padre non potrà usufruire del diritto nel momento in cui la madre lavoratrice sia assente dal lavoro per sospensione o qualora si trovi in astensione obbligatoria o facoltativa.
E’ possibile avvalersi del diritto fino al primo anno di vita del bambino o nel primo anno d’ingresso nella nuova famiglia, in caso di adozione o affidamento. Per parti plurimi gli orari sono raddoppiati.

Requisiti necessari per usufruire del congedo e del riposo

I requisiti principali per il congedo sono:

- lavoratrici e lavoratori dipendenti con rapporto in essere (con particolari caratteristiche nel caso del settore agricolo);

- lavoratrici e lavoratori iscritti alla gestione separata, in presenza di specifiche condizioni legate ai periodi di contribuzione. Requisiti ulteriori sono richiesti al padre;

- lavoratrici autonome, qualora abbiano versato i contributi nel mese precedente rispetto a quello in cui ha inizio il congedo. E’ necessario altresì che la donna si astenga effettivamente dal lavoro, ma il periodo non potrà superare 3 mesi complessivi.

Viceversa il riposo giornaliero spetta solo alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti.

Indennità: chi paga e a quanto ammonta

Le indennità di congedo sono anticipate dal datore di lavoro e versate dall’INPS, in misura pari al- 30% della retribuzione media giornaliera, con riferimento all’ultima busta paga. L’indennità, usufruibile per i primi 6 anni del bambino, diminuisce con il tempo fino ad annullarsi al raggiungimento degli 8 anni e un giorno da parte del figlio.

L’indennità di riposo giornaliero spetta per una misura pari all’ammontare dell’intera retribuzione.

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